Dicotomia / Atipografia

"Un oggetto in movimento per percorrere una certa distanza dovrà prima percorrere la prima metà di tale distanza, ma prima di poter fare ciò dovrà percorrere il primo quarto di tale distanza, e prima di questo il primo ottavo di tale distanza, e così via. Dunque l’oggetto in movimento, prima di partire, deve percorrere un numero infinito di suddivisioni, e non può farlo in un tempo finito, quindi il moto non può iniziare" Così il paradosso di Zenone ci invita a una riflessione sulla immobilità e il movimento, al dialogo tra punto di partenza e un ipotetico punto di arrivo. Ed è sul movimento e il dialogo che da esso può scaturire che affonda le basi la bipersonale che Atipografia ospiterà nei suoi spazi dal 24 ottobre. Una conversazione che parla di linee da percorrere, angoli che si sciolgono in curve che tendono all' infinito. Durate quattro settimane di residenza negli spazi della galleria, gli artisti hanno sviluppato e realizzato due installazioni site specific che dialogano tra loro rimodellando lo spazio; Alberonero sceglie di riproporre la modularità degli elementi architettonici presenti nello spazio e trasformarli in soglia, giocando con la rifrazione della luce su metallo lavorato creando un limite bidimensionale tra lo spazio puro e invitando lo spettatore ad oltrepassarlo. Martina Merlini propone un nuovo percorso per lo sguardo attraverso curve che rivelano linee morbide. L’installazione dialoga con lo spazio, rompe il soliloquio di un’architettura fatta di angoli retti e linee finite, accompagna lo spettatore verso un linguaggio antico e organico, regolato da ritmi e leggi che ci sembra di intravedere ma che non riusciamo del tutto a decifrare. Tra angoli e curve ritroviamo quindi come punto di congiunzione la luce che dialoga con lo spazio, divenendo elemento dinamico che si fa tramite tra staticità e movimento.

ENG

"An object in motion in order to cover a certain distance should cover up, before, the first half of that distance; and before doing that it should cover up the first quarter of that distance, and before that the first eighth of that distance, and so on. Therefore the object in motion, before starting, has to cover up an infinite number of subdivisions, and it cannot do that within a finite time, therefore the motion cannot start." In this way the paradoxes of Zenone invites us to a reflection about immobility and motion, to a dialogue between starting point and hypothetical arrival point.And it's about motion, and on the dialogue that from it can merge, that Atipografia sets the basis for the bi-personal exhibition that takes place in its location from October 24th. A conversation that speaks about lines to be cover-up, corners that melt in curves that tend to infinity. The artists have developed and realized two site specific installations that dialogue to each other re-modeling the space. Alberonero chooses the modularity of architectural elements of the gallery space and changes them into a doorstep, playing with the reflection of the light on crafted metal creating a bi-dimensional limit in the pure space and inviting the spectator to trespass it. Martina Merlini proposes a new path for the spectator glance through curves that reveal soft lines.The installation dialogues with the space, breaks the soliloquy of an architecture made of right angles and finite lines, accompanies the spectator toward an antique and structured language, controlled by rhythmes and laws that we think to understand but cannot completely decode. Among corners and curves we find as a junction point the "light" that dialogues with the space, becoming a dynamic element that mediates stillness and motion.

foto Angelo Jaroszuk Bogasz

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